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Deep dive ambientale

Come la cattiva gestione dei rifiuti inquina il mare?

26 settembre 2025

Come la cattiva gestione dei rifiuti inquina il mare?

Rifiuti plastici mal gestiti lungo le coste: cause, aree critiche e strategie di risposta. L’attenzione è su prevenzione, gestione operativa e fine vita certificato per ridurre le perdite.

Panoramica

La cattiva gestione dei rifiuti rappresenta un fallimento del sistema, sopratutto nelle aree costiere: i materiali di disperdono, sono gestiti senza adeguate misure di contenimento o vengono abbandonati in luoghi esposti a vento, piogge e maree. Qui i materiali si disperdono perché gestiti senza adeguate misure di contenimento o abbandonati in luoghi esposti a vento, piogge e maree. Quando le fonti sono così vicine all’acqua, anche carenze operative minime si traducono in perdite continue. Il risultato è un inquinamento diffuso lungo spiagge, porti ed estuari, alimentato da cicli rapidi di trasporto e frammentazione. Nel 2019, i rifiuti mal gestiti hanno rappresentato la principale fonte dei 22 milioni di tonnellate disperse nell’ambiente a livello globale, con l’88% costituito da macroplastiche.

Questo articolo chiarisce cosa significhi cattiva gestione nel contesto costiero, analizza i meccanismi operativi alla base della dispersione e descrive gli interventi in grado di ridurre l’esposizione prima che i rifiuti raggiungano il mare.

Dove il sistema cede, la perdita cresce

Che cosa significa cattiva gestione

La cattiva gestione dei rifiuti comprende ogni fase in cui la plastica esce dai sistemi controllati: abbandono sulle spiagge, contenitori traboccanti, recinzioni danneggiate in aree turistiche, scarichi illegali in prossimità dei tombini, cassonetti scoperti nelle aree portuali, aree di stoccaggio all’aperto prive di protezioni contro pioggia e mareggiate. La densità costiera accorcia le distanze tra suolo e acqua; pioggia, maree e vento agiscono come vettori di trasporto immediati.

Cosa alimenta la dispersione

  • Carico stagionale, capacità invariata: Con l’arrivo del turismo estivo, i volumi di rifiuti aumentano, mentre cassonetti, gestione della raccolta e personale restano gli stessi. Il risultato sono cassonetti che traboccano e rifiuti abbandonati per strada, che il vento disperde facilmente, soprattutto le plastiche più leggere come film e schiume. Nelle località mediterranee, la quantità di rifiuti che raggiunge gli ambienti marini durante l’alta stagione può crescere fino al 40% rispetto al resto dell’anno.
  • Scorciatoie idrauliche: Tombini stradali e scarichi senza sistemi di intercettazione funzionano come canali diretti: durante le piogge trascinano frammenti plastici e filtri di sigaretta verso torrenti ed estuari.
  • Logistica portuale e marine: Nei porti e nelle marine, cassonetti aperti, sacchi strappati e carichi mal fissati durante le operazioni di carico e scarico producono perdite continue, spesso invisibili. Imballaggi danneggiati e pallet si frammentano per l’azione combinata di sabbia, sole e passaggi ripetuti.
  • Attività costiere: Le attività di acquacoltura e pesca impiegano cime, reti e altri elementi plastici che, in assenza di sistemi efficaci di identificazione, recupero e segnalazione, possono diventare attrezzature fantasma e permanere a lungo in prossimità della costa. Le reti fantasma rappresentano almeno il 10% dei rifiuti marini e, in termini di peso, costituiscono il 46% della Great Pacific Garbage Patch.
  • Lacune nel fine vita: Quando i materiali raccolti non hanno un percorso di trattamento chiaro e verificato, si accumulano in depositi temporanei. In caso di tempeste, questi accumuli cedono e rilasciano nuovamente i rifiuti nell’ambiente, innescando nuove dispersioni.

Come si disperdono i materiali

La composizione dei materiali determina il loro destino e il loro impatto. Film, schiume e materiali multistrato — leggeri e con un elevato rapporto superficie/volume — vengono facilmente sollevati dal vento e dall’energia delle onde, rientrando più volte in circolo. Gli imballaggi rigidi e le etichette, sottoposti al moto ondoso, si abrasano progressivamente fino a frammentarsi in microplastiche. Elastomeri e materiali compositi tendono invece ad accumularsi nelle dune e lungo la linea di battigia (la fascia di deposito modellata dall’azione delle onde). Le reti e le attrezzature fantasma continuano a intrappolare organismi, affondano o restano impigliate sui fondali, dove possono persistere per anni.

Gli hotspot di accumulo emergono dove la presenza umana e i flussi d’acqua si sovrappongono: spiagge ad alta frequentazione, foci fluviali, terminal dei traghetti, mercati ittici, scarichi fognari e aree di stoccaggio prossime agli estuari. Secondo UNEP, in assenza di interventi strutturali, il rilascio di plastica negli ecosistemi acquatici potrebbe quasi triplicare entro il 2040.

Affrontare la cattiva gestione dei rifiuti

Affrontare le conseguenze della cattiva gestione dei rifiuti richiede due azioni complementari: prevenzione a monte e raccolta di ciò che è già disperso. Qui Ogyre entra in gioco e opera su due fronti.

In mare, i pescatori lavorano secondo il modello di Fishing for Litter, recuperando rifiuti marini durante le normali attività di pesca o in missioni dedicate. Una volta riportati a terra, vengono avviati al miglior fine vita possibile.

Lungo le aree costiere, i pescatori di rifiuti intercettano i rifiuti ocean-bound prima che raggiungano gli ambienti marini, tramite clean-up dedicati con la comunità locale.

Tutto il materiale raccolto sia in mare che sulle coste, viene conferito a cooperative certificate per selezione, riciclo o smaltimento responsabile, con priorità all’esito più sostenibile, secondo l’Ogyre Protocol. Ogni lotto viene poi inserito su un registro blockchain, a garanzia di trasparenza e tracciabilità.

Chiudere i gap, ridurre le perdite

La cattiva gestione lungo le aree costiere potrebbe essere evitata se contenimento, operazioni e fine vita fossero allineati in modo coerente. Lungo spiagge, porti ed estuari persistono punti deboli che permettono ai rifiuti di disperdersi: i cassonetti traboccano, le aree di stoccaggio cedono durante le mareggiate, le attrezzature vengono perse in mare.

Interventi mirati — come sistemi di contenimento rinforzati, drenaggi adattati a pioggia e vento, protocolli più rigorosi nelle aree operative costiere e filiere di trattamento verificate — potrebbero ridurre in modo significativo l’esposizione. Il monitoraggio resterebbe comunque essenziale, collegando i trend osservati alle condizioni meteo-marine e indicando dove le attività di recupero possono risultare più efficaci.

Fonti

  • COREPLA (2023), Report 2023 link
  • FAO (2021), Seabed Sources of Marine Litter link
  • OECD (2022), Global Plastics Outlook link
  • Ogyre (2025), Ogyre Protocol link
  • Ogyre (2025), Ogyre Code of Conduct link
  • United Nations Environment Programme – UNEP (2021), From Pollution to Solution: A Global Assessment of Marine Litter and Plastic Pollution link
  • WWF (2022), Impacts of Plastic Pollution in the Oceans on Marine Species, Biodiversity and Ecosystems link
  • WWF (2018), Mediterraneo in trappola. Come salvare il mare dalla plastica link
  • WWF (2020), Stop Ghost Gear. The Most Deadly Form of Marine Plastic Debris link

Ogyreraccoglieplasticainmare

Ogyre propone programmi per le aziende e iniziative per le persone per unirsi alla raccolta