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Come classificare micro e macroplastiche?

26 settembre 2025

Come classificare micro e macroplastiche?

Le microplastiche e le macroplastiche si comportano in modo diverso negli ambienti marini. Classificazioni chiare per dimensione, materiale e forma guidano recupero e monitoraggio.

Panoramica

La plastica negli ambienti marini non è una categoria uniforme. Si frammenta, può galleggiare o affondare, viene trasportata dalle correnti e si accumula lungo le aree costiere. Una classificazione operativa aiuta a chiarire esposizione e impatti, distinguendo per dimensione (micro e macroplastiche), materiale (famiglie di polimeri) e forma (film, fibre, pellet, schiume, oggetti rigidi).

Queste caratteristiche determinano il comportamento ambientale dei materiali perché proprietà come galleggiabilità, fragilità e superficie attiva controllano il trasporto, la persistenza e le interazioni con gli organismi. Per questo, una tassonomia coerente non è solo descrittiva: migliora il monitoraggio, orienta le strategie di prevenzione e rende più efficaci gli interventi lungo l’intera catena, dall’intercettazione dei rifiuti lungo la costa al recupero in mare.

Plastiche come classi misurabili

Dimensioni

Le microplastiche sono particelle con una dimensione massima inferiore a 5 mm; le macroplastiche comprendono invece oggetti di 5 mm e oltre. La dimensione è un determinante chiave del comportamento ambientale e degli impatti biologici. Le particelle più piccole hanno una superficie molto ampia rispetto al loro volume. Questo le rende più reattive: si spezzano e si consumano più velocemente, trattengono più facilmente sostanze chimiche presenti nell’ambiente e possono essere ingerite anche da organismi che filtrano l’acqua o si nutrono di particelle piccole. Gli oggetti più grandi, al contrario, causano danni soprattutto fisici, come intrappolamento, sfregamento e blocchi che ostacolano il movimento o le funzioni vitali degli organismi e degli habitat.

Materiali

I polimeri differiscono per densità, rigidità e modalità di degrado. Polietilene e polipropilene (diffusi negli imballaggi e nelle attrezzature da pesca) solitamente galleggiano in acqua, si accumulano in superficie o si spiaggiano lungo costa. PET, PVC e PA (nylon) sono più densi e, una volta colonizzati da organismi, spesso affondano o si muovono su e giù in acqua. Queste proprietà guidano la raccolta: gli oggetti galleggianti si intercettano con reti in superficie o clean-up costieri; quelli più pesanti richiedono operazioni sul fondale e recuperi assistiti da sub.

Forme

La forma di un rifiuto plastico anticipa come si muoverà, dove si accumulerà e che tipo di impatto potrà avere. I film (sacchetti, pellicole) tendono ad accartocciarsi e lacerarsi in strisce sottili; le fibre (cime, corde, reti) si usurano progressivamente e rilasciano microfibre; le schiume (come l’EPS, il polistirene espanso usato per imballaggi e contenitori) si rompono in tante piccole perle; i pellet di pre‑produzione sono piccoli granuli industriali, simili a pallini di plastica, utilizzati come materia prima: nell’ambiente non si sbriciolano subito, ma si consumano lentamente, generando frammenti sempre più piccoli; i manufatti rigidi (tappi, cassette, contenitori) si rompono lungo crepe, bordi e zone già sollecitate dall’uso o dagli urti, producendo frammenti duri e irregolari.

Ogni forma è associata a hotspot ed esposizioni tipiche. Dopo le mareggiate, film e schiume si accumulano lungo la battigia e tra le praterie di posidonia; le fibre tendono a fermarsi in filtri, reti e branchie; i frammenti rigidi si concentrano in aree ad alta pressione umana, come porti e marine affollate.

Rilevare la forma significa quindi descrivere il tipo di oggetto e come appare, non solo dove e quando viene trovato. Questo rende il monitoraggio più informativo e utile per interpretare i processi in atto

Perché la classificazione conta

Dimensione, materiale e forma sono fattori che determinano come la plastica si comporta negli ambienti marini. Classificare correttamente i rifiuti aiuta a capire che tipo di danno possono causare e quali interventi sono più efficaci.

  • Le microplastiche (particelle più piccole di 5 mm) includono frammenti, fibre e pellet. Proprio perché sono molto piccole, hanno una superficie totale elevata rispetto al loro volume: questo accelera la frammentazione, facilita l’assorbimento di sostanze chimiche e permette loro di superare filtri e strutture di alimentazione di molti organismi. Poiché sono difficili da recuperare una volta disperse, la priorità è agire a monte, intercettandole lungo le aree costiere prima che raggiungano il mare.
  • Le macroplastiche (oggetti di 5 mm e oltre) comprendono sacchetti, bottiglie, frammenti rigidi e parti di attrezzature. Qui l’impatto è soprattutto fisico: intrappolamento, abrasione e ostruzioni che compromettono organismi e habitat. In questo caso, gli interventi più efficaci sono il recupero diretto in mare, attraverso attività di Fishing for Litter, e le operazioni mirate sul fondale. I materiali raccolti vengono poi conferiti a cooperative certificate, che ne garantiscono la selezione, il riciclo quando possibile e uno smaltimento responsabile.

Chiudere il cerchio

La classificazione orienta le decisioni, ma l’impatto si genera sul campo. Ogyre opera sia in mare sia lungo le aree costiere. I rifiuti marini intercettati durante le normali attività di pesca vengono recuperati dai pescatori locali, mentre i rifiuti ocean‑bound vengono intercettati in estuari, porti e spiagge, prima che raggiungano gli ambienti marini.

Il recupero è la priorità. Ogni raccolta viene pesata, georeferenziata e conferita a cooperative certificate per la selezione, il riciclo quando possibile o uno smaltimento responsabile, puntando sempre all’esito più sostenibile. Ogni lotto è registrato su blockchain per garantire tracciabilità e integrità del dato. Questa filiera end‑to‑end rende i risultati verificabili e confrontabili, supporta la valutazione dei rischi e la rendicontazione trasparente, e trasforma i dati di recupero in indicazioni operative per la pianificazione dell’economia circolare.

Fonti

  • European Environment Agency – EEA (2020), Plastics, the Circular Economy and Europe’s Environment – A Priority for Action link
  • FAO (2021), Seabed Sources of Marine Litter link
  • OECD (2022), Global Plastics Outlook link
  • United Nations Environment Programme – UNEP (2021), From Pollution to Solution: A Global Assessment of Marine Litter and Plastic Pollution link
  • United Nations Environment Programme – UNEP (2024), Global Waste Management Outlook 2024 link
  • WWF (2022), Impacts of Plastic Pollution in the Oceans on Marine Species, Biodiversity and Ecosystems link
  • WWF (2020), Stop Ghost Gear. The Most Deadly Form of Marine Plastic Debris link

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Ogyre propone programmi per le aziende e iniziative per le persone per unirsi alla raccolta